Nel 2013 il Washington Post pubblicava uno studio secondo cui il 50% dei
lavoratori delle aziende che adottano l’open space come ufficio soffre per la
mancanza di privacy e lamenta un netto calo di produttività.

Certo, non è degli open space negli ambienti di lavoro che ci occuperemo in
questo articolo, ma non possiamo non considerare quanto emerge anche nei
contesti aziendali: il design a pianta aperta favorisce un ambiente rumoroso,
poco adatto alla concentrazione e all’intimità.

Già a partire dai primi anni del duemila gli open space sono diventati
sinonimo di gusto trendy e giovanile: ogni nuova coppia che si preparava a
mettere su famiglia si elettrizzava di fronte le cucine concepite
all’americana, con l’isola campeggiante al centro di uno spazio ampio e
indiviso. Di qui l’angolo cottura, con i suoi rumori e umori tipici di un
contesto domestico e privato, e di là divani e televisione, ospiti e
confusione. 

A sedurre quelle coppie è stata senz’altro la possibilità di potere
conversare con gli amici invitati a cena, mentre la cena stessa sbuffa e
borbotta dalle pentole. L’open space è, infatti, amato soprattutto per l’alto
potenziale di socializzazione che reca con sé.

Ma non desta stupore il fatto che quelle giovani coppie venissero poi
scoraggiate, all’atto di acquistare o affittare una casa con questa
“ingombrante” caratteristica, da un’altra magari meno moderna ma più navigata:
i loro genitori, alle cui orecchie giungeva molto strano che si dovesse
annusare la puzza di pesce arrostito mentre si guarda un film e si sorseggia
l’aperitivo.

Ma perché gli open space hanno riscosso poi tanto successo?

Prima di tutto, secondi gli architetti, perché ben si sposano con uno stile
di vita moderno, nel quale è gradualmente scomparsa la preferenza per la zona
pranzo formale, a vantaggio di un modo di mangiare e servire le pietanze meno
aristocratico. In seconda battuta perché la zona giorno aperta incoraggia il
dialogo e l’incontro tra tutti gli abitanti della casa. Ci sono poi ragioni
puramente tecniche: gli open space sono ideali (e, a volte, necessari) per i
piccoli appartamenti e sono anche luminosi e ariosi.

Ma vanno ancora di moda? Secondo alcuni esperti di interior design si
avviano al tramonto, esattamente com’è accaduto per tante soluzioni d’arredo
inflazionate, come le pareti attrezzate o i muri in finta pietra. 

L’esperienza ha, infatti, ormai insegnato che gli open space:

•sono spesso disordinati, perché la cucina sporca è visibile dal soggiorno
e per via della mancanza di pareti da sfruttare per riporre gli oggetti;

•sono poco profumati, perché l’odore dei broccoletti bolliti o dell’aglio
in padella si diffonde subito e raggiunge tutti gli ambienti, zona notte
compresa;

•non permettono ai membri della famiglia di svolgere contemporaneamente
attività diverse: e se lei riceve le amiche mentre lui vuole solo guardare
l’ultima puntata della sua serie su Netflix?

In conclusione, moda o no, il layout d’interni a pianta aperta qualche
difettuccio l’ha tirato fuori, eppure la maggior parte di noi continua ad
amarlo per quel senso di contemporaneità che trasmette e perché, forse, porta
fin qui l’eco delle residenze americane, britanniche e svedesi che per prime ce
l’hanno mostrato sui cataloghi e nelle riviste di arredamento.

Qual è, quindi, la soluzione? Se sei indeciso tra l’open space e la
delimitazione tradizionale degli ambienti potresti, per esempio, optare per
un’area modulabile con grandi porte scorrevoli (magari con le vetrate, che
lasciano passare la luce ma non gli odori e i rumori), con cui conserverai la
libertà di decidere quando vuoi stare da solo e quando in compagnia e arrogarti
il diritto di non lavare i piatti per un giorno!